Consegne a domicilio, indagine del Comune di Trento

Lunedì 18 Settembre - 15:36

Il rider tipo che lavora a Trento ha tra i 25 e i 30 anni, è maschio, diplomato o laureato, svolge questa attività da più di un anno, utilizza come mezzo per effettuare le consegne la bicicletta e impiega fino a 30 ore settimanali nella sua attività. I dati emergono dall'indagine del Comune di Trento, che ha somministrato un questionario a 75 esercenti pubblici, di cui 23 forniscono il servizio di consegna a domicilio e 52 no, e 44 rider. Metà dei rider che hanno partecipato all'indagine sono italiani. In cima alle loro preoccupazioni la necessità di avere un posto dove poter riparare il proprio mezzo di trasporto in caso di rotture. La scelta di intraprendere questo lavoro è motivata soprattutto dal fatto che rappresenta "il modo più immediato per cominciare a lavorare" (30%), "permette di avere un reddito aggiuntivo" (20%) e "permette di avere un reddito" (18%). Circa un terzo degli intervistati ha dichiarato di guadagnare fino a 500 euro medi mensili, mentre il 13% guadagna più di 1000 euro. I motivi principali per cui gli esercenti intervistati hanno deciso di ricorrere alle piattaforme di delivery sono principalmente tre: innanzitutto offrire un servizio aggiuntivo alla propria clientela, in secondo luogo fare pubblicità al proprio esercizio e infine non dover gestire direttamente le persone che effettuano il servizio di consegna, ma sono critici sulle commissioni pagate, giudicate troppo alte. Riguardo alla proposta di creare una piattaforma di consegne etiche - progetto già presente in altre città come Bologna e Firenze - gli esercenti si sono espressi per lo più favorevolmente subordinando però la loro adesione a diversi fattori, tra cui innanzitutto i costi di gestione.

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