"In Trentino esiste una rete di servizi per le persone senza dimora: dormitori, centri diurni, sportelli dedicati; una struttura che, almeno sulla carta, appare solida e articolata. Eppure, se si guarda da vicino in particolare alla condizione femminile, emerge una verità più scomoda: per le donne senza fissa dimora, la vulnerabilità non è un’eccezione, ma la regola. E 20 di queste donne, con l’arrivo della bella stagione, anche quest’anno, resteranno senza casa”. Le parole sono di Marilena Guerra, presidente della commissione provinciale per le pari opportunità tra donna e uomo. L’ospitalità invernale a Trento in via Saluga si è fermata il 29 aprile ma in seguito a pressioni esercitate da varie associazioni del territorio, le senza fissa dimora sono state temporaneamente ricollocate: alcune sempre in Via Saluga, ma solo per 7 giorni, altre presso l'ostello di Rovereto. “Per una donna – spiega la presidente Guerra - vivere in strada non significa soltanto povertà estrema. Significa esposizione quotidiana al rischio di violenza, sfruttamento, abuso. Molte evitano i dormitori, perché non li percepiscono come luoghi sicuri. Altre accettano soluzioni precarie pur di avere una parvenza di protezione”. Raramente i servizi garantiscono continuità, accompagnamento psicologico, percorsi di autonomia. Il nodo più grande resta quello abitativo, e la CPO auspica l’apertura di strutture esclusivamente femminili, servizi aperti 24 ore su 24 ed équipe multidisciplinari che permettano una presa in carico efficace e sicura. “Perché – conclude Guerra - finché una donna è costretta a scegliere tra la strada e un luogo che non percepisce come sicuro, non si può parlare di sistema di protezione. Solo di sopravvivenza".