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Inchiesta Perfido, condanne definitive

Mercoledì 04 Febbraio - 13:00

Sull’inchiesta Perfido arriva la parola fine. La Cassazione ha confermato le condanne per i capi dell’organizzazione che, secondo l’accusa, aveva portato la ’ndrangheta calabrese a infiltrarsi in Trentino, controllando una parte consistente del business del porfido, l’“oro rosso” della valle di Cembra. Confermata la sentenza d’appello: otto imputati andranno in carcere per associazione mafiosa, un reato che non consente la sospensione. Le pene, complessivamente, superano i 75 anni di reclusione. Tra i condannati l’ex assessore di Lona Lases, Giuseppe Battaglia, a quasi 12 anni. Oltre 9 anni alla moglie, Giovanna Casagranda, e al fratello Pietro, ex consigliere comunale. Più di 11 anni invece per Mario Giuseppe Nania, considerato il braccio armato del gruppo. E ancora, poco meno di 7 anni per Federico Cipolloni, 8 per Domenico Ambrogio, 10 per Demetrio Costantino e quasi 9 per Antonino Quattrone. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili sette ricorsi e ha respinto quello del commercialista romano Cipolloni, per il quale la Procura aveva chiesto l’annullamento senza rinvio.

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