La tragedia dell'Airbus, Massimo Zortea: importante non accadano più fatti simili

Domenica 31 Maggio - 16:58

"Per noi conta che quanto successo non riaccada”, sono le parole di Massimo Zortea, figlio di una delle vittime e portavoce del comitato dei familiari delle vittime italiane della tragedia dell’Airbus avvenuta nella notte fra il 31 maggio e il 1 giugno di 17 anni fa quando il volo Air France AF447, partito da Rio de Janeiro e diretto a Parigi, precipitò nell’oceano poche ore dopo il decollo. Le vittime furono 228. Fra loro i trentini Giovanni Battista Lenzi, di 58 anni consigliere provinciale, Rino Zandonai, di 60 anni direttore dell’associazione «Trentini nel Mondo», e Luigi Zortea, di 66 anni, sindaco di Canal San Bovo, che stavano rientrando dopo aver seguito dei progetti di solidarietà in Brasile. Tre le vittime altoatesine. Nel 2023 nel processo di primo grado arrivò l’assoluzione per AIRBUS, costruttrice dell’aereo, e per la compagnia aerea AIRFRANCE. Nel maggio di quest’anno la Corte d’Appello di Parigi ha condannato invece AIRBUS ed AIRFRANCE per omicidio colposo perché il difetto di quel tipo di sonde usate allora era strutturale e conosciuto e perché i piloti non erano stati adeguatamente formati. Le due società hanno annunciato ricorso. La condanna è stata solo di 225mila euro, ma se la Cassazione dovesse confermarla, si aprirà la strada ai risarcimenti per le parti civili anche se le famiglie italiane non si son costituite perché già da tempo hanno chiuso transattivamente la questione con dei risarcimenti. Dopo la tragedia AIRBUS ha sostituito quel tipo di sonde sul velivoli e AIRFRANCE ha potenziato la formazione dei piloti. "Il dolore - spiega Massimo Zortea - è vivo come allora".

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