È stato un saluto commosso, sentito, profondo. Il Muse ha accolto nel suo giardino solo una parte della comunità trentina, tra rappresentanti del mondo scientifico, politico, ovviamente i famigliari e gli amici di Michele Lanzinger. Lui che “non è stato semplicemente un direttore – ha scritto proprio il museo in una nota, – ma è stato il motore di una profonda metamorfosi culturale della nostra istituzione museale. Sotto la sua guida lungimirante e visionaria, il Museo Tridentino di Scienze Naturali si è trasformato nel MUSE, un’eccellenza capace di coniugare rigore scientifico, partecipazione, architettura d’avanguardia e un dialogo costante con il territorio, le istituzioni e la società”. Tra gli interventi istituzionali anche quello dell’ex sindaco di Trento Alberto Pacher che ha ricordato il momento in cui la città, ha sottolineato, si è unita nell’idea di un museo delle scienze. Divenuto ad oggi un punto di riferimento per il mondo intero. Fu lui a trasformare il progetto del nuovo museo delle scienze in una realtà riconosciuta a livello nazionale, lavorando fianco a fianco con l’architetto Renzo Piano nella progettazione del Muse, inaugurato nel quartiere delle Albere nel 2013. Con Lanzinger il museo trentino ha saputo aprirsi a un pubblico sempre più vasto, diventando un luogo capace di unire scienza, ambiente, educazione e innovazione. La sua scomparsa rappresenta una perdita importante non solo per il Trentino, ma per tutto il sistema museale italiano, di cui è stato uno dei protagonisti più autorevoli e apprezzati. “Michele Lanzinger non è stato semplicemente un direttore – si legge nella nota di cordoglio del Muse - è stato il motore di una profonda metamorfosi culturale della nostra istituzione museale”.