Chiudi

Meta sotto accusa: il processo che può cambiare i social

Mercoledì 19 Agosto - 09:30

Meta torna al centro di una battaglia giudiziaria destinata a pesare sul futuro dei social network. A Oakland, in California, 29 Stati americani accusano il gruppo di Mark Zuckerberg di aver progettato Facebook e Instagram per trattenere gli utenti il più a lungo possibile, con effetti particolarmente dannosi sui più giovani.

Nel mirino non ci sono tanto i contenuti pubblicati dagli utenti, quanto il funzionamento delle piattaforme: scorrimento infinito, notifiche continue e algoritmi che selezionano i contenuti sulla base dei comportamenti individuali. Secondo l’accusa, un sistema costruito per aumentare il tempo trascorso online e la raccolta dei dati avrebbe favorito forme di utilizzo compulsivo soprattutto tra i minori.

Il processo arriva mentre diversi governi stanno scegliendo una strada sempre più drastica: limitare direttamente l’accesso dei ragazzi ai social. L’Australia è stata la prima, introducendo dal dicembre 2025 l’obbligo per le piattaforme di impedire agli under 16 di avere un account.

In Europa il tema è ormai entrato nell’agenda politica. La Francia ha approvato una legge per vietare i social agli under 15, ma il 14 agosto il Consiglio costituzionale l’ha bloccata, contestando soprattutto le modalità di verifica dell’età e le garanzie per privacy e libertà di espressione. Il presidente Emmanuel Macron ha però già chiesto di riscrivere il provvedimento.

Anche i Paesi più vicini all’Italia si stanno muovendo. La Spagna sta valutando un divieto per gli under 16, mentre la Grecia lavora a restrizioni che dovrebbero entrare in vigore dal 2027. L’idea di fondo è la stessa che alimenta il processo americano: se alcune caratteristiche dei social possono favorire dipendenza e comportamenti compulsivi, la protezione dei minori non può essere affidata soltanto alla responsabilità delle famiglie o alle scelte delle piattaforme.

Per Meta il rischio è quindi anche strutturale. Le eventuali sanzioni potrebbero raggiungere cifre enormi, ma una sentenza sfavorevole potrebbe soprattutto imporre modifiche al funzionamento dei social: limiti allo scrolling infinito, restrizioni per gli under 18 e interventi sugli algoritmi di raccomandazione.

Il dibattimento durerà circa sei settimane. Tra i testimoni sono attesi Zuckerberg e il numero uno di Instagram, Adam Mosseri. La decisione spetterà alla giudice distrettuale Gonzalez Rogers.

E se Meta dovesse perdere, il caso potrebbe diventare il precedente per una nuova ondata di cause contro TikTok, Snapchat e YouTube. Il vero processo, insomma, potrebbe essere quello al modello stesso dei social.


La nostra Piattaforma multimediale