Cosa cercano i giovani laureati? Secondo il sindacato innanzitutto possibilità di carriera e crescita professionale. Serve poi però anche un territorio capace di accoglierli, con politiche abitative strutturali e un welfare a misura di giovani. Ne è certo il segretario generale della CGIL del Trentino, Andrea Grosselli, che commenta i dati Istat diffusi dalla CGIA di Mestre sulla fuga dei cervelli dal Bel Paese. Tra il 2019 e il 2024 oltre 78 mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni si sono trasferiti all’estero, ma nello stesso periodo quasi 88 mila giovani laureati stranieri sono arrivati in Italia. Il saldo complessivo è quindi positivo per 9.593 unità, anche se nel solo 2024 sono partiti 20.711 laureati italiani, pari all’1,1% del totale nella stessa fascia d’età. Il fenomeno resta particolarmente pesante nel Mezzogiorno, dove il saldo complessivo è negativo per oltre 11 mila giovani laureati. Nel Nord Est, invece, il saldo è positivo per 2.346 unità, ma con forti differenze tra i territori. L’Emilia-Romagna registra +3.531, mentre il Veneto è a -671 e il Friuli-Venezia Giulia a -226. Anche il Trentino-Alto Adige chiude il periodo con un saldo negativo, pari a -288 giovani laureati. La regione ha attirato 2.350 giovani laureati stranieri, ma ha perso 2.224 giovani italiani, riuscendo quindi solo in parte a compensare le partenze. “Non bastano i buoni propositi per fermare questa emorragia – spiega Grosselli - ma politiche concrete per attrarre i giovani qualificati da tutta Europa. In primo luogo servono imprese più grandi che offrano possibilità di carriera e crescita professionale. Poi servono politiche abitative strutturali e un welfare a misura di giovani. Su questo fronte – conclude il segretario - molti Paesi europei oggi sono più avanzati del Trentino”. La vera sfida sarà quindi trasformare l’arrivo di competenze dall’estero in un punto di forza, senza perdere la capacità di trattenere i propri giovani.